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Massimo Folli ricorda Emilio Straudi, per 40 anni direttore della banda Verdi

Ho conosciuto il Maestro Emilio Straudi nell'autunno del 1981, quando chiesi al direttivo di entrare a far parte della Banda Musicale Giuseppe Verdi di Biella. Ero curioso di vedere il Maestro alla direzione, anche perchè molti musicisti che conoscevo e che facevano parte come me, dell'organico della Banda Cittadina diretta allora dal Maestro Antonino Tatone ne rilevavano l'estrosità, la difficoltà dei repertori proposti non consoni alla letteratura standard delle bande musicali di allora e in particolare il gesto che esprimeva con la bacchetta, totalmente diverso dai maestri che in quel tempo occupavano i vari podi delle bande musicali dei rioni cittadini, (vi erano ancora attive le bande musicali di Chiavazza, del Vandorno, di Cossila, di Favaro) e dei paesi del biellese. Le prove di assieme strumentale erano fissate tutti i venerdì sera nella sede storica della Verdi, in via Orfanotrofio 8, nello scantinato delle scuole elementari De Amicis. Lo stesso giorno provava anche la Banda Cittadina nella sede situata negli scantinati della scuola elementare Pietro Micca in Via Pietro Micca a Biella.
La rivalità tra le due compagini operanti in centro città era da sempre nota tra i musicisti, alcuni dei quali suonavano in entrambi i complessi e ci si alternava un venerdì alla Cittadina e il venerdì seguente alla Verdi.
Durante l'inverno del 1981 alla Verdi venne a mancare la prima tromba, mi pare si chiamasse Gauna, che morì improvvisamente per un infarto durante un'escursione sciistica. Di punto in bianco, l'organico diretto dal Maestro Straudi, alla ripresa delle attività musicali dopo la pausa invernale si ritrovò senza strumentisti idonei a ricoprire l'importante ruolo. Io che avevo dato la mia disponibilità per far parte dell'organico in modo parziale, perchè suonavo anche nella Banda Cittadina, mi ritrovai senza nemmeno rendermene conto a occupare quel posto di responsabilità con un maestro che non conoscevo personalmente e sotto la cui direzione non avevo mai suonato. Avevo sedici anni e decisi senza indugio di abbandonare l'impegno con la Banda Cittadina, (che l'anno successivo avrebbe sospeso per sempre la storica attività musicale per mancanza di fondi) per seguire e approfondire la conoscenza e la bacchetta del Maestro Straudi. Una delle curiosità e delle probabili opportunità che mi spinsero a fare questa scelta, fu anche quella di riuscire in futuro a poter essere chiamato a far parte dell'Orchestra Filarmonica Biellese che il Maestro aveva fondato e che dirigeva assiduamente in vari concerti sul territorio laniero. La mia ambizione si materializzò dopo solo due prove con la compagine bandistica. Il Maestro Straudi dopo avermi ascoltato con lo strumento, mi chiese di far parte dell'organico dell' Orchestra Filarmonica. Da quel momento, correva l'anno 1982, ho collaborato con il Maestro fino al 2002, vent'anni di concerti, (tranne la pausa obbligata per svolgere il servizio militare) che mi hanno formato musicalmente e umanamente. Oltre all'attività direttoriale con la Banda Verdi e l'Orchestra Filarmonica Biellese, il Maestro Straudi allora dirigeva anche la Mandolinistica Biellese e la Corale Biellese "Luigi Maria Magi", con la quale affrontammo gran parte del repertorio operistico sia con cantanti solisti che con coro solo, il repertorio sacro, dagli oratori di Don Lorenzo Perosi, alle messe di Mozart, Vittadini, alle orchestrazioni perdute e totalmente ricostruite dall'instancabile lavoro di quest'uomo che era un vulcano di idee, come l'Oratorio La Regina delle Alpi di Don Pietro Magri dedicato alla Beata Vergine d'Oropa. I concerti di Natale con musiche dal mondo dedicate alla Natività eseguite da Orchestra e coro furono una sua idea. Non solo una continua scoperta di musiche che era impossibile eseguire con l'organico bandistico da cui provenivo, ma una continua evoluzione anche alla riscoperta del repertorio più "leggero" come quello del mondo dell'operetta e dei valzer, polche e galop della famiglia Strauss, per cui il Maestro Straudi aveva una vera e propria venerazione.
Nella sua lunga carriera di musicista ha formato, consigliato, aiutato, diretto e scoperto tanti talenti e musicisti biellesi che hanno avuto la fortuna di incontrarlo sulla propria strada artistica. Ha portato in città e nel territorio circostante una ventata di cultura e ha certamente tolto un poco di grigiore, apatia, e indifferenza che era tipica di chi passava le giornate in fabbrica a produrre ricchezza personale e nulla ha lasciato alle generazioni successive.
Grazie Maestro Straudi per quello che ci ha trasmesso durante il suo passaggio terreno, per quello che ha donato alla città. Biella ha perduto un grande artista, un uomo che con la sua vita e la sua arte ha reso questo lembo di terra piemontese meno arido sul piano della culturale musicale.



Massimo Folli